La crepa

speranza

Marcel dedica alla speranza un'analisi che la separa nettamente da due cose con cui la si confonde. Non è l'ottimismo, che è una previsione: chi è ottimista calcola che le cose andranno bene, e ha un'opinione sul futuro. La speranza non...

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Volume VII · 24. Il credente e il naufrago

Marcel dedica alla speranza un'analisi che la separa nettamente da due cose con cui la si confonde. Non è l'ottimismo, che è una previsione: chi è ottimista calcola che le cose andranno bene, e ha un'opinione sul futuro. La speranza non prevede nulla, e infatti compare tipicamente in situazioni in cui le previsioni sono pessime. Non è il desiderio, che ha un oggetto determinato: desidero che accada quella cosa. La speranza di cui parla Marcel non ha un oggetto preciso, e chi la riduce a un oggetto la trasforma in un'aspettativa che sarà delusa. La sua formula è insolita e vale la pena riportarla: spero in te per noi. La speranza, cioè, ha la struttura di una fiducia rivolta a qualcuno, non di un pronostico su qualcosa; e riguarda un noi, non un io. Il contesto in cui la elabora è la prigionia — non la sua, ma quella di cui gli parlavano le famiglie che aspettavano notizie. La condizione in cui la speranza si mostra per ciò che è, sostiene, è la cattività: una situazione da cui non si può uscire con le proprie forze e in cui non si dispone di nessuna informazione. Chi in quella situazione spera non sta facendo un calcolo sbagliato: sta facendo un'altra cosa.