La crepa

univoco

Un termine è univoco quando ha lo stesso significato in tutti i contesti in cui compare, equivoco quando ne ha di diversi senza rapporto, analogo quando ne ha di diversi ma ordinati fra loro. La scelta fra i tre non riguarda il...

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Volume III · 15. L'essere si dice in un modo solo

Un termine è univoco quando ha lo stesso significato in tutti i contesti in cui compare, equivoco quando ne ha di diversi senza rapporto, analogo quando ne ha di diversi ma ordinati fra loro. La scelta fra i tre non riguarda il lessico. È una decisione su che cosa il linguaggio possa fare. Chi sceglie l'analogia sostiene che il nostro parlare, quando si spinge oltre le cose finite, si stira senza spezzarsi: dice qualcosa, ma per approssimazione, e chi lo usa deve saperlo. Chi sceglie l'univocità sostiene che, se ci si spinge oltre, o si porta con sé un significato stabile o non si sta dicendo nulla. È una posizione più severa sul linguaggio, e più ottimista sulla ragione. La posta in gioco si vede meglio guardando avanti. Dall'univocità dell'ente discende l'idea che esista un unico piano di discorso su cui tutto ciò che è può essere collocato, Dio compreso. La metafisica moderna, da Suárez a Wolff, lavorerà su questo piano — anche quando, come Suárez, continuerà a dichiararsi per l'analogia; e nel Novecento Gilles Deleuze farà dell'univocità il punto di partenza per pensare l'essere senza gerarchie, usandola contro ogni trascendenza — un uso che è suo, perché in Scoto l'univocità riguarda il concetto e convive senza difficoltà con un Dio trascendente. È l'ironia più grossa di questa storia: la tesi nasce per rendere possibile la conoscenza di Dio, e diventa il presupposto di un pensiero che ne fa a meno.