diagnosi
Il greco diágnōsis viene da diagignṓskein, che significa discernere, distinguere una cosa dall'altra — la stessa radice di gnôsis, conoscenza, con un prefisso che indica separazione. La parola non nasce in medicina come nome del r...
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Volume VI · 26. La diagnosi
Il greco diágnōsis viene da diagignṓskein, che significa discernere, distinguere una cosa dall'altra — la stessa radice di gnôsis, conoscenza, con un prefisso che indica separazione. La parola non nasce in medicina come nome del risultato ma come nome dell'operazione: diagnosticare è distinguere, cioè separare il caso presente da tutti quelli che gli somigliano. È esattamente ciò che il capitolo ha descritto, ed è il motivo per cui i manuali parlano di diagnosi differenziale: la formula è una ridondanza, perché la diagnosi è differenziale per etimologia. Il Corpus ippocratico, che il volume primo ha incontrato, usava però più spesso un'altra parola: prógnōsis, il conoscere prima. Al medico antico, che non aveva quasi terapie efficaci, importava meno stabilire di che malattia si trattasse che prevedere come sarebbe andata — se il paziente sarebbe guarito, quando sarebbe arrivata la crisi, se conveniva prendere il caso. La diagnosi diventa centrale solo quando esistono cure che dipendono da essa, cioè molto tardi. Vale la pena registrare dove la parola sta andando adesso. I sistemi automatici che il capitolo trentatreesimo racconterà producono, a partire da immagini e dati, classificazioni con prestazioni pari o superiori a quelle degli specialisti — e non producono spiegazioni. Distinguono senza discernere, il che, alla lettera, non è una diagnosi.