dogma
Il greco dógma viene da dokéin, sembrare, e significava in origine ciò che pare bene: l'opinione, e poi la decisione presa da un'assemblea o da un magistrato. Nell'uso ellenistico indicava le tesi caratteristiche di una scuola filosofic...
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Volume VI · 17. I due dogmi
Il greco dógma viene da dokéin, sembrare, e significava in origine ciò che pare bene: l'opinione, e poi la decisione presa da un'assemblea o da un magistrato. Nell'uso ellenistico indicava le tesi caratteristiche di una scuola filosofica — i dogmi degli stoici, i dogmi degli epicurei — ed era neutro. Il volume primo ha visto gli scettici chiamare dogmatici tutti gli altri, con una punta di ironia ma senza insulto. Il senso religioso arriva dopo, con i concili: il dogma è la proposizione che la comunità stabilisce e che i suoi membri sono tenuti a sostenere. E da lì, per rovesciamento illuministico, il senso corrente e negativo: dogmatico è chi crede senza esaminare. Il titolo di Quine sfrutta l'intera storia della parola in tre sillabe. Chiamare dogmi le assunzioni degli empiristi significa accusarli di fare esattamente ciò che rimproveravano ai metafisici: tenere alcune proposizioni fuori dall'esame, non perché siano state controllate, ma perché senza di esse il sistema non sta in piedi. Ed è un'accusa che il resto del volume riproporrà più volte, in forme diverse. Il capitolo diciannovesimo mostrerà che ogni comunità scientifica lavora tenendo qualcosa fuori discussione, e sosterrà che non potrebbe fare altrimenti; il ventunesimo trarrà da questa constatazione conclusioni molto più radicali.