doppia coscienza
La condizione di chi dispone di due sistemi di giudizio, uno dei quali è quello del gruppo dominante, e non riesce a smettere di applicarli entrambi a sé stesso.
Compare in volume VIII
Dove viene aperta
Volume VIII · 29. Il ritorno al paese natale
La nozione va distinta da due cose che le assomigliano, perché è più precisa di entrambe. Non è ambivalenza: non descrive qualcuno diviso fra due desideri. Descrive qualcuno che dispone di due sistemi di giudizio, uno dei quali è quello del gruppo dominante, e che non riesce a smettere di applicarli entrambi a sé stesso. Non è alienazione nel senso del capitolo quinto: non è la separazione da un prodotto o da una natura propria. È la presenza permanente di uno sguardo esterno dentro la percezione di sé, e Du Bois ne descrive la caratteristica più crudele: il sistema di giudizio che si è interiorizzato è quello di persone che si conoscono benissimo, e che si sa avere torto. La conseguenza che lo interessa è conoscitiva, e capovolge una gerarchia. Chi vive in questa condizione sa più cose di chi non ci vive: conosce dall'interno il mondo dominante, perché è costretto a studiarlo per sopravvivervi, e conosce il proprio, di cui l'altro ignora tutto. Du Bois chiama questa asimmetria un dono, con un'ironia che si misura in ciò che costa; e il capitolo ventiduesimo aveva incontrato la stessa struttura descritta da un rifugiato viennese sotto il nome di posizione dello straniero. Da questa nozione discende, per linee diverse, buona parte di ciò che le scienze sociali chiamano oggi punto di vista situato: l'idea che una posizione svantaggiata non produca soltanto sofferenza ma anche un angolo visuale, e che una società che ascolti soltanto chi sta al centro si privi di informazioni che soltanto i margini possiedono.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
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La condizione di chi dispone di due sistemi di giudizio, uno dei quali è quello del gruppo dominante, e non riesce a smettere di applicarli entrambi a sé stesso.