La crepa

durée

L'italiano dice durata, ed è corretto, ma la parola nel nostro uso corrente indica una quantità: la durata di un film, la durata di un contratto — cioè esattamente il tempo misurato che Bergson vuole distinguere. Il francese durée ha...

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Volume V · 11. La durata

L'italiano dice durata, ed è corretto, ma la parola nel nostro uso corrente indica una quantità: la durata di un film, la durata di un contratto — cioè esattamente il tempo misurato che Bergson vuole distinguere. Il francese durée ha la stessa ambiguità, e Bergson ci gioca. Il verbo durer, durare, significa continuare a essere, resistere nel tempo, e in questo senso la durata non è una misura: è il perdurare stesso, il fatto che qualcosa continui e continuando cambi. Per questo l'espressione che usa più spesso è durée réelle, durata reale, o durée pure, per marcare la differenza. E i suoi esempi sono quasi sempre uditivi: una melodia, il rintocco di una campana, il ticchettio di un orologio in una stanza silenziosa. Una melodia si può scrivere su un pentagramma, cioè disporre nello spazio — e chi legge lo spartito non sta ascoltando. Ascoltata, la melodia è una sola cosa che si dispiega, in cui ogni nota è quella che è per via di tutte le precedenti. Chi vuole afferrare la nozione in dieci secondi ascolti le prime quattro note di qualcosa che conosce a memoria, e osservi che la quarta nota, presa da sola, non ha nulla di ciò che ha dentro quella frase.