gerarchia
Neologismo composto da «sacro» e «principio»: un ordinamento di gradi in cui ciascuno riceve dall'alto e trasmette al basso, e il vertice non agisce mai direttamente sulla base.
Compare in volume II
Dove viene aperta
Volume II · 11. Il falsario
È un neologismo, e sappiamo esattamente chi lo ha coniato e per che cosa. Dall'unione di hierós, sacro, e arché, che in greco significa insieme principio e comando. Una gerarchia è dunque, alla lettera, un ordinamento sacro: una disposizione di gradi in cui ciascuno riceve da chi sta sopra e dà a chi sta sotto. Il punto tecnico è la mediazione. In un sistema gerarchico il vertice non agisce direttamente sulla base: agisce attraverso i gradi, e ciascun grado esiste per trasmettere. Togliere un livello significa interrompere la catena. È una struttura che descrive bene un certo tipo di ordine e che porta con sé una tesi politica implicita, e potentissima: saltare i gradi è disordine. Chi si rivolge direttamente al vertice, chi pretende un accesso senza mediazioni, sta rompendo qualcosa di sacro. Nel Medioevo questa immagine viene applicata al cielo, alla Chiesa, all'impero, alla società dei tre ordini, alla famiglia. E ogni contestazione dell'ordine costituito — dai movimenti ereticali del Duecento fino a Lutero, che rivendica un rapporto diretto fra il credente e Dio senza intermediari — è, in senso letterale, una contestazione della gerarchia. La parola oggi ha perso l'aggettivo «sacro» ed è finita negli organigrammi. Ha conservato però il presupposto: anche in un'azienda, scavalcare un livello resta una colpa.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume II · 11. Il falsario
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Neologismo composto da «sacro» e «principio»: un ordinamento di gradi in cui ciascuno riceve dall'alto e trasmette al basso, e il vertice non agisce mai direttamente sulla base.