gioco
Il tedesco Spiel copre un campo più largo dell'italiano «gioco»: indica il gioco dei bambini, la partita, la recitazione di un attore, l'esecuzione di un brano musicale, e anche il margine di movimento di un meccanismo — il gioco di un in...
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Volume VI · 18. Il gioco che si impara giocando
Il tedesco Spiel copre un campo più largo dell'italiano «gioco»: indica il gioco dei bambini, la partita, la recitazione di un attore, l'esecuzione di un brano musicale, e anche il margine di movimento di un meccanismo — il gioco di un ingranaggio. Wittgenstein usa la parola sfruttando quasi tutte queste risonanze insieme, e per questo l'espressione Sprachspiel resiste alla traduzione. Non vuol dire che parlare sia frivolo. Vuol dire che parlare è un'attività regolata, in cui le mosse hanno senso solo dentro una pratica, e in cui le regole si imparano giocando e non leggendole. L'analogia con gli scacchi è quella che l'autore usa più spesso, e va capita bene perché è precisa. Il valore di un pezzo non sta nel legno né nella forma: sta in ciò che quel pezzo può fare secondo le regole. Chiedere che cosa sia davvero un alfiere, indipendentemente dal gioco, è la domanda che non ha risposta. Ed è, secondo Wittgenstein, la forma di quasi tutte le domande filosofiche. Vale la pena registrare quanto lontano sia arrivata questa immagine. Il capitolo diciannovesimo mostrerà una comunità scientifica descritta come un gruppo che condivide regole apprese per addestramento e non per definizione; il volume ottavo troverà autori che descrivono le istituzioni sociali con lo stesso vocabolario. Poche metafore hanno cambiato altrettanti campi.