La crepa

intelletto agente

Il decimo intelletto cosmico, che dà le forme al mondo sublunare e illumina le menti. Nasce da venti righe oscure del De anima e produrrà tre secoli di conflitti.

Compare in volume II e volume III

Dove viene aperta

Volume II · 15. La città virtuosa

È probabilmente il concetto più instabile di tutto il volume, e la sua instabilità nasce da un testo brevissimo. Nel terzo libro del De anima Aristotele scrive che nell'anima deve esserci, oltre alla capacità di ricevere le forme, qualcosa che le renda intelligibili in atto: e usa l'immagine della luce, che non è il colore e non è l'occhio, e senza la quale non si vede nulla. Aggiunge che questo qualcosa è separato, impassibile e immortale. Poi cambia argomento. Sono meno di venti righe, e non dice se sia una parte di ciascun uomo o un'entità a sé. Su quel silenzio si sono costruite tutte le posizioni possibili. Alessandro di Afrodisia, sul finire del secondo secolo, lo identifica con Dio. I neoplatonici ne fanno un'ipostasi. Al-Fārābī e Avicenna ne fanno il decimo intelletto cosmico, uno e separato, che illumina tutti. Averroè arriverà a sostenere che sia unico anche l'intelletto ricevente, e quindi che il pensiero sia uno solo per tutta l'umanità. Tommaso d'Aquino scriverà un opuscolo apposta per demolire questa tesi. Il punto che rende la faccenda esplosiva è l'immortalità. Se ciò che pensa in me è un intelletto separato che pensa in tutti, allora, morto il corpo, non resta un me. Resta il pensiero, che non era mio. Ed è una posizione che nessuna delle tre religioni del Libro può accettare.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume II · 15. La città virtuosa

Il decimo intelletto cosmico, che dà le forme al mondo sublunare e illumina le menti. Nasce da venti righe oscure del De anima e produrrà tre secoli di conflitti.

Volume II · 18. L'uomo che vola

Il decimo intelletto, «datore delle forme»: la conoscenza non è astrazione dalle immagini ma ricezione, con le immagini che preparano l'anima.

Volume III · 8. Una forma sola

La potenza che rende intelligibile in atto ciò che è nel fantasma. Per Tommaso appartiene a ciascuna anima, contro tutta la tradizione araba.