La crepa

durata

Il tempo come lo vive una coscienza: eterogeneo, indivisibile, in cui i momenti si compenetrano invece di giustapporsi. L'esempio ricorrente è la melodia, in cui ogni nota è quella che è per via delle precedenti.

Compare in volume V e volume VI

Dove viene aperta

Volume VI · 12. Il tempo dei fisici e il tempo vissuto

Il latino durare significa indurire, resistere, e poi persistere nel tempo. La parola porta l'idea di ciò che si mantiene attraverso il cambiamento. Bergson le dà un senso tecnico e lo costruisce per contrasto. Il tempo della fisica è misurabile, e per essere misurato dev'essere divisibile in unità uguali e intercambiabili: il secondo di ieri è identico al secondo di oggi. La durata non ha questa proprietà. I suoi momenti non sono intercambiabili, perché ciascuno porta con sé tutto ciò che è venuto prima; non sono giustapposti, perché si compenetrano; e non sono unità, perché non si sommano. Ne segue la conseguenza a cui Bergson teneva di più: se la durata è reale, allora il nuovo è possibile. In un universo in cui il tempo è una linea già data, tutto ciò che accadrà è in qualche modo già disponibile, e la novità è apparenza. In un universo di durata l'avvenire si fa, e non è calcolabile in anticipo nemmeno in linea di principio. È la stessa intuizione che regge il suo concetto di slancio vitale, e che il volume settimo ritroverà — con altro vocabolario e altra fondazione — in una tradizione che parte dalla coscienza del tempo interno e arriva alla fenomenologia della temporalità.

Come la richiudono le mappe di fine capitolo

Volume V · 11. La durata

Il tempo come lo vive una coscienza: eterogeneo, indivisibile, in cui i momenti si compenetrano invece di giustapporsi. L'esempio ricorrente è la melodia, in cui ogni nota è quella che è per via delle precedenti.

Volume VI · 12. Il tempo dei fisici e il tempo vissuto

In Bergson il tempo come lo vive la coscienza: continuo, non divisibile in unità intercambiabili, in cui ogni momento porta con sé tutto ciò che è venuto prima.