epoché
ἐποχή
Sospensione, arresto del giudizio. Ripresa alla lettera da Husserl nel Novecento, ma con scopo opposto: provvisoria e conoscitiva, non definitiva e terapeutica.
Compare in volume I, volume IV e volume VII
Dove viene aperta
Volume I · 18. Smettere di rispondere
ἐποχή viene dal verbo epécho, «trattenere, arrestare». Alla lettera è un arresto, una sospensione del movimento. Il termine nasce come mossa tecnica in una polemica di scuola e ha avuto una fortuna che nessuno avrebbe previsto. Nel Novecento Edmund Husserl lo riprende alla lettera per indicare il gesto con cui il filosofo «mette fra parentesi» ogni assunzione sull'esistenza del mondo per descrivere l'esperienza pura, e da lì la parola entra in tutta la fenomenologia. È utile ricordare la differenza. Per Husserl l'epoché è provvisoria e serve a vedere meglio. Per lo scettico antico non è una tappa verso la verità ma un modo di stare al mondo — e non è nemmeno una rinuncia definitiva a cercare: Sesto definisce lo scettico «uno che è ancora in ricerca». Stesso gesto, scopi diversi.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume I · 18. Smettere di rispondere
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Sospensione, arresto del giudizio. Ripresa alla lettera da Husserl nel Novecento, ma con scopo opposto: provvisoria e conoscitiva, non definitiva e terapeutica.
- Volume IV · 7. Che so io?
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La sospensione del giudizio ereditata da Sesto Empirico. In Montaigne diventa un modo di vivere e un argomento a favore della tolleranza.
- Volume VII · 3. Mettere il mondo fra parentesi
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Sospensione: la messa fuori gioco della tesi del mondo. Non dubbio, non negazione, non cambio di oggetto — la parentesi che rende leggibile un'espressione senza usarla nel calcolo.