fenomeno
Ciò che si mostra, nel senso greco: non il velo dietro cui starebbe la realtà, ma il modo in cui la realtà si presenta. La cosa in sé è dichiarata priva di senso, non confutata.
Compare in volume VI e volume VII
Dove viene aperta, e come cambia
Volume VI · 28. Salvare i fenomeni
Il greco phainómenon è il participio medio-passivo di phaínesthai, apparire: è ciò che si mostra. La parola non contiene, in origine, nessuna svalutazione: non significa apparenza ingannevole ma manifestazione. Il volume primo ha visto la formula astronomica dell'antichità; il volume quarto ha visto Kant costruire sulla parola l'intera architettura della Critica, opponendo il fenomeno — ciò che appare, entro le forme del soggetto — al noumeno, la cosa in sé inaccessibile. In quel quadro «fenomeno» acquista un senso limitativo: è tutto ciò che si può conoscere, e non è la cosa. Il Novecento eredita l'ambiguità e la sfrutta in due direzioni opposte, e vale la pena registrarlo perché è uno dei pochi punti in cui questo volume e il settimo si toccano. Qui il fenomeno è ciò che si osserva, il dato pubblico che le teorie devono salvare; e la sua contrapposizione è con l'inosservabile postulato. Nel volume settimo la stessa parola dà il nome a un'intera scuola, e vi significa qualcosa di quasi opposto: non il dato che gli strumenti registrano, ma ciò che si dà alla coscienza esattamente come si dà, prima di ogni teoria — compresa la teoria che ci siano strumenti e dati. Chi ha letto entrambi i volumi troverà due discipline che condividono una parola e quasi nient'altro, e che negli anni Trenta si accusavano a vicenda di fare metafisica.
Volume VII · 3. Mettere il mondo fra parentesi
È il termine che dà il nome alla disciplina, ed è quello che i lettori sbagliano con più regolarità. Il greco phainómenon è il participio di phaínesthai, apparire, e significa ciò che si mostra. Nell'uso filosofico moderno la parola ha però acquistato un senso limitativo: il volume quarto ha visto Kant contrapporre il fenomeno — ciò che appare entro le forme del soggetto — al noumeno, la cosa in sé che resta inaccessibile. In quel quadro il fenomeno è ciò che ci tocca in sorte, e dietro c'è qualcosa di più vero che non vediamo. In Husserl la parola torna al senso greco e perde ogni sfumatura di apparenza. Fenomeno è ciò che si dà, e si dà così com'è: non il velo dietro cui starebbe la realtà, ma il modo in cui la realtà si presenta a qualcuno. La cosa in sé, come polo nascosto dietro le apparenze, viene semplicemente eliminata — non confutata: dichiarata priva di senso, perché parlare di un oggetto che per principio non può darsi a nessuno significa parlare di niente. Il volume sesto racconta una disciplina che usa la stessa parola per l'esatto contrario: là il fenomeno è il dato pubblico che gli strumenti registrano, contrapposto all'inosservabile postulato dalle teorie. Chi frequenta i due volumi troverà due tradizioni che condividono un termine e quasi nient'altro.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume VII · 3. Mettere il mondo fra parentesi
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Ciò che si mostra, nel senso greco: non il velo dietro cui starebbe la realtà, ma il modo in cui la realtà si presenta. La cosa in sé è dichiarata priva di senso, non confutata.