doppia verità
La dottrina secondo cui una cosa sarebbe vera in filosofia e falsa in teologia. Averroè sostiene l'opposto: è un'accusa formulata a Parigi un secolo dopo.
Compare in volume II, volume III e volume IV
Dove viene aperta
Volume III · 10. L'eternità del mondo
È l'unico termine di questo volume a essere nato come accusa e ad aver avuto più fortuna della cosa che accusava. Compare nel preambolo della condanna parigina del 1277, dove il vescovo scrive che alcuni sostengono che certe cose siano vere secondo la filosofia e non secondo la fede cattolica, come se ci fossero due verità contrarie. Da lì entra nella storiografia, e per cinque secoli la si è attribuita ad Averroè, a Sigieri, ai maestri d'arti in blocco — e più tardi a Pomponazzi, che nel volume quarto la si ritrova. La ragione della sua fortuna è che descrive benissimo una condizione reale, anche se non una dottrina professata. Chiunque tenga insieme due sistemi di credenze incompatibili senza volerne abbandonare nessuno finisce per usare, di fatto, qualcosa che le assomiglia. Il che spiega perché la formula abbia continuato a servire ben oltre il Medioevo. La si è impiegata per descrivere il rapporto fra scienza e religione nell'Ottocento; e la si usa ancora, in sede polemica, ogni volta che si sospetta qualcuno di sostenere una cosa nel proprio mestiere e la contraria fuori. Vale la pena notare che l'alternativa proposta da Boezio di Dacia — una verità sola, e discipline che la raggiungono ciascuna entro i propri limiti — è di gran lunga più sofisticata, ed è quella che la filosofia della scienza contemporanea, con altre parole, dà per scontata.
Come la richiudono le mappe di fine capitolo
- Volume II · 26. Il Commentatore
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La dottrina secondo cui una cosa sarebbe vera in filosofia e falsa in teologia. Averroè sostiene l'opposto: è un'accusa formulata a Parigi un secolo dopo.
- Volume III · 10. L'eternità del mondo
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La tesi che una cosa sia vera in filosofia e falsa in teologia. Compare nel preambolo della condanna del 1277 come descrizione che l'accusatore dà dell'accusato: è un'imputazione, non una citazione.
- Volume IV · 5. Secondo i suoi principi propri
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L'accusa rivolta a Pomponazzi: che una cosa sia vera per la ragione e la contraria vera per la fede. Lui la respinse sempre; la questione è tuttora discussa.